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1821 - 2021. In due secoli le genti del Goriziano hanno trasformato i confini imposti dalle Guerre nella Frontiera più aperta d'Europa

Il progetto intende valorizzare in primis il patrimonio storico, ma anche culturale, sociale e istituzionale dei “confini” che hanno segnato in modo indelebile i caratteri e gli orizzonti degli ultimi due secoli, in particolare per quanto concerne la parte orientale della Regione Friuli Venezia Giulia. Il progetto procede sulla strada della conoscenza delle comunità di confine che hanno saputo trasformare le barriere in opportunità reciproche.

La data del 5 maggio 1821 segna, con la scomparsa di Napoleone Bonaparte, il passaggio dalla cd. Restaurazione alla lunga e sanguinosa transizione verso le libertà nazionali e quindi ai nuovi assetti socio-culturali ed istituzionali dell’Europa, fino alla Grande Guerra e al Trattato di Parigi, dopo il secondo conflitto mondiale. La Cortina di Ferro che ne è seguita ha determinato sostanzialmente gli attuali confini statuali in tutta l’Europa che, attraverso passi graduali e coraggiosi, è approdata negli ultimi decenni ad una nuova stagione di speranza fondata su un nuovo ordine europeo e mondiale basato sulla convivenza, sul rispetto delle diversità, sulla centralità della persona e del Creato. In questa prospettiva il Goriziano vuole affermare in futuro il suo ruolo, che pur nei limiti dimensionali, è stato riconosciuto in ambito europeo proprio per aver saputo superare anche l’ultimo e decisivo “confine di Stato” che ha tagliato in due una città ed un territorio mai diviso prima da alcun confine.

Il progetto intende raccordare le macro e micro aree di ricerca e analisi storica e storiografica, partendo dalla Venetia et Istria, Aquileia e patriarcato, la presenza delle popolazioni barbariche giunte attraverso il “Pons Sontii”, passando per la Contea di Gorizia, le guerre gradiscane e la Contea di Gradisca e alla fine del Patriarcato. Particolare interesse e approfondimento avranno infine le guerre napoleoniche, il Trattato di Campoformido, la presenza di Bonaparte nel territorio e l'iniziale strutturazione dei confini conseguenti al Trattato di Vienna che sarebbero diventati nel tempo quelli tra il Regno d’Italia e l’Impero Asburgico.

Il lavoro proseguirà quindi rivolgendo peculiare attenzione ai secoli XIX e XX procedendo nei diversi aspetti dell’evoluzione storica e degli eventi, analizzando le condizioni delle genti “di confine”, delle comunità, dei paesi interessati proprio da quella distinzione “statuale” che ha assunto anche i caratteri della prepotenza, violenza e persino della divisione etnica e linguistica.

Si esplicherà in fasi tematiche diverse ancorate ai seguenti elementi fisici:
- i “ponti” di confine, dal Pons Sontii in località Mainiza (ICM possiede le fotografie originali dei resti del ponte abbandonati sul greto dell’Isonzo, scattate nel 2013 in occasione della totale secca del fiume), a quello in ferro sull’Ausa a Cervignano, sullo Judrio a Dolegna, a Pontebba, fino a Vipava alle sorgenti del Vipacco;
- i cippi rimasti a segnalare il confine in varie epoche, da quello altamente simbolico di Topolò (el cielo no tiene frontiera), a quelli di Strassoldo, ai tantissimi di Gorizia e del Collio, fino al “punto” dei tre confini tra Italia, Austria e Slovenia;
- i Santuari Mariani che hanno profondamente contrassegnato lo spirito di convivenza della genti: da Monte Santo/Sveta Gora alla Madonna del Preval, al Santuario di Monte Lussari con la Madonna protettrice d’Europa;
- i fiumi e le acque “divise”: lo Judrio anzitutto, ma anche la Vertoibizza tra Nova Gorica e Gorizia, fino allo “spartiacque” tra l’Adriatico e il Mar Nero con il Danubio, ricongiunti nel Mediterraneo;
- le Dogane e le strutture (valichi confinari) sui confini di Stato: Cervignano, Visco, Dolegna, Pontebba e poi quelli derivati dal Trattato di Parigi con edifici minori diffusi lungo tutto il confine.

Particolare attenzione verrà data alla realtà goriziana, epicentro dei conflitti e delle loro conseguenze, ma anche luogo esemplare della capacità delle comunità di privilegiare i fattori di reciproco sviluppo, pacifico e solidale, maturato in secoli di convivenza tra diversi.

In questo senso ICM ha stipulato accordi con autorevoli con prestigiosi Istituti di rilevanza internazionale aventi per oggetto il tema dei CONFINI ed in particolare quelli che hanno storicamente caratterizzato quello nord orientale tra Italia, Slovenia e Austria. Uno è la partecipazione diretta di ICM al Festival internazionale “NAXOS legge” del 2021 che avrà proprio questo tema, avendo con ICM anche le due città di Nova Gorica e Gorizia Capitale Europea della Cultura per il 2025. L’altro è il Programma di Azione, sottoscritto con il CNR – Istituto IRISS, Parco Archeologico di Pompei ed altri di analoga rilevanza, per una ricerca congiunta sul progetto di ICM sul Distretto Culturale Europeo “GOMosaico, ancorato al territorio confinario della Regione FVG, della Carinzia e della Slovenia, incentrato su Aquileia quale “Capitale storico-culturale” e appunto sulle due città “sorelle” divise dal Confine.

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Con il contributo di
- Regione Friuli Venezia Giulia

Partner:
- Comune di Gorizia
- Comune di Mossa
- Associazione Amici di Israele - Gorizia
- Comune di Tarvisio
- Comune di Cervignano
- Comune di San Pietro al Natisone
- Associazione culturale "Tra storia e memoria"
- Associazione Judrio
- Pro Loco Fogliano Redipuglia
- ISIS Cankar-Zois-Vega


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