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Opere di Carlo Michelstaedter

Uno degli obiettivi che l’Istituto si è proposto fin dall’inizio è stato quello di valorizzare il patrimonio culturale locale e di puntare l’attenzione su uomini di queste terre che con la loro attività letteraria, artistica e scientifica hanno lasciato un patrimonio di vaste proporzioni.

In tal senso, la pubblicazione di tutte le opere di Carlo Michelstaedter, a cura di Sergio Campailla, socio dell’Istituto, costituisce una delle iniziative editoriali di maggior valenza culturale. Con la formula della coedizione con la prestigiosa casa editrice Adelphi si è voluta favorire una maggior divulgazione dell’opera michelstaedteriana:

– Opera grafica e pittorica (1975)

– Scritti scolastici (1976)

– La persuasione e la rettorica (ed. Adelphi, 1982)

– Epistolario (ed. Adelphi, 1987)

– Poesie (ed. Adelphi, 1987)

– Il dialogo della salute (ed. Adelphi, 1988)

– La persuasione e la rettorica. Appendici critiche (ed. Adelphi, 1995)

Carlo Michelastadter nacque a Gorizia nel 1887 da una famiglia italiana ebrea. Suo padre dirigeva l’Ufficio delle Assicurazioni Generali di Trieste. Superato l’esame di maturità, Michelstaedter si iscrisse a Vienna alla facoltà di matematica. Poi si trasferì a Firenze dove pensava di consacrarsi alla pittura. Frequentò invece la facoltà di Lettere, dedicandosi soprattutto alla poesia e alla filosofia greca. Nel 1909 tornò a Gorizia per accingersi alla stesura della tesi. La sera del 16 ottobre 1910, Michelstaedter finiva di scrivere le “appendici critiche” a La persuasione e la rettorica. Il giorno seguente si uccise.

La figura “pubblica” di Carlo Michelstaedter acquista i suoi connotati esclusivamente dopo la morte dell’autore, avvenuta a Gorizia nel 1910. Da allora cominciò l’amico Vladimiro Arangio-Ruiz a pubblicare nel 1912 il Dialogo della salute e una collana di liriche e nel 1913 la tesi di laurea, La persuasione e la rettorica. Il 1922 fu un altro anno importante per la conoscenza dell’opera michelstaedteriana: videro infatti la luce per la prima volta le Appendici critiche a corredo di una ristampa della Persuasione ed inoltre, su riviste, le alte poesia legate all’amore per Senia e alla simbologia marina, i cui manoscritti autografi erano rimasti in possesso della fidanzata, ed altri frammenti inediti. Ma una più attendibile e integra fisionomia dello scrittore Michelstaedter è stata restituita soltanto nel 1958, con la pubblicazione delle Opere curata presso Sansoni dall’altro fedele amico, Gaetano Chiavacci, che comprendeva anche una scelta dall’Epistolario e dagli Scritti vari.

Questa benemerita edizione, che è stata la base di tutte le successive indagini su Michelstaedter, è peraltro largamente lacunosa (il Chiavacci avrebbe voluto dare alle stampe due volumi, invece dell’unico cui dovette limitarsi per difficoltà editoriali) e filologicamente insufficiente; senza contare che da parecchi anni essa è esaurita, sicché oggi di Michelstaedter sono in circolazione, per il lettore che non voglia chiudersi in biblioteca, soltanto una ristampa della Persuasione (Marzorati) e l’edizione delle Poesie (Patron) nel testo critico da me approntato.

Eppure, sembra proprio che il tempo giochi in favore di Michelstaedter: «inattuale» nel senso nietzschiano della parola, la sua attualità profonda esce consacrata da una prospettiva a distanza. Il revival della sua fortuna si è determinato in questi ultimissimi anni attraverso alcuni momenti fondamentali: la citata pubblicazione organica delle Poesie, la ricostruzione della biografia (A ferri corti con la vita, Comune di Gorizia, 1974), la scoperta del pittore, secondo una dimensione proposta ad un pubblico di studiosi italiani e stranieri in occasione del IX Convegno Mitteleuropeo con una Mostra Antologica (Gorizia, 23 settembre – 20 ottobre) patrocinata dall’Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei e dalla Biblioteca Civica della città isontina.

Un nuovo e più vero Michelstaedter, dunque. Mancava tuttavia un’edizione delle opere che adeguatamente rispecchiasse l’unità che lega, alla radice, le diverse manifestazioni intellettuali ed artistiche di questa personalità così ricca e complessa. Le carte michelstaedteriane, trapassate per testamento alla Biblioteca civica di Gorizia dopo la morte della sorella dello scrittore, Paula, offrono la documentazione di un’attività intellettuale impressionante ove si rifletta ai 23 anni che esauriscono la parabola terrene dell’autore; e, anche, ove si tenga presente che qualcosa di esse è andato perduto durante le vicende dell’ultimo conflitto mondiale. È stato un momento di commozione per me quando, aperta la Mostra di Testimonianza per Carlo Michelstaedter, la signora Anna Benedetti da Ljubljana mi ha consegnato un quaderno di scritti di Michelstaedter, tutti copiati dalla sorella Paula, e a lei donati in segno di gratitudine per aver salvato i preziosi materiali dallo scempio compiuto dalle SS nella dura notte del novembre del 1943, allorché numerosi ebrei goriziani furono arrestati e deportati ad Auschwitz. In questo quaderno sono conservati alcuni documenti dell’epoca più giovanile, di cui non era rimasta altra traccia. Analogamente, l’Autoritratto su fondo fiamma mi è stato segnalato sempre in occasione della Mostra dal prof. Verzegnassi di Gorizia, che lo ha preservato dal trafugamento dei nazisti: un ritrovamento che conferma comunque quanto dell’opera grafica di Michelstaedter è andato perduto o distrutto.

Se l’edizione delle OPERE DI CARLO MICHELSTAEDTER può oggi vedere la luce secondo l’auspicata fedeltà e completezza, questo è merito precipuo del senatore Michele Martina, Presidente dell’Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei, che ha intelligentemente “visto” la portata dell’iniziativa e creato col suo sostegno le premesse per realizzarla. A lui dedico, anche in segno della personale amicizia, questa mia fatica. Desidero inoltre porgere un vivo ringraziamento al Presidente della Cassa di Risparmio di Gorizia, Gilberto Barnaba per gli aiuti munificamente offerti; e il Direttore della Biblioteca Civica, Otello Silvestri, per la sempre pronta collaborazione.

Sergio Campailla


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